
[Una sintesi storica sul Capitalismo in forma di racconto, con 4 personaggi-chiave].
Che succede a questo pianeta?
Perché un serio signore della Bocconi pare divertirsi a gettare le basi per un impoverimento rapido dell'Italia?
Perché tutte le giovani generazioni in ogni parte del mondo, paiono capire che così non si può andare avanti e che non è giusto andare avanti così?
Esiste un futuro all'interno di questo sistema?
Che rapporto c'è tra finanza e industria?
Se finanza e industria non sono in rapporto, perché anche il mondo finanziario sembra interessato alla riduzione del costo del lavoro?
Cominciamo dai primi passi del matrimonio indissolubile tra capitale finanziario e capitale produttivo.
Pensiamo a quando i giovani pieni di idee nuove, si trovavano bene nel capitalismo e vedevano negli anziani possidenti da un lato un limite alla loro voglia di fare, ma dall'altra vedevano nei loro soldi una potenzialità che i vecchi non erano certo in grado di vedere.
Torniamo un poco nella metà del 1700: eravamo in un mondo pieno di potenzialità, nel quale la tecnologia cominciava a prorompere nella vita sociale e le applicazioni che i giovani studiosi proponevano ai vecchi danarosi, venivano guardate con fiducia e assecondate.
Grazie alle applicazioni tecnologiche alla produzione, si comincia a produrre di più e meglio.
Non è che le tecnologie per produrre non si fossero accumulate nei secoli precedenti: tante applicazioni e potenzialità derivavano proprio da una accumulazione di possibilità che derivavano dagli sforzi che il lento susseguirsi delle generazioni aveva sedimentato nel mondo.
Le società avevano una mobilità sociale molto modesta: gli schiavi avevano un futuro da schiavi, i servi da servi, i cavalieri cercavano di fare cavalieri dei loro figli, i nobili restavano nobili ed i re erano, se non venivano uccisi, pur sempre dei re.
Certo nelle piccole città dell'epoca, esistevano anche tutta una serie di figure intermedie, che facevano cose secondarie, rispetto ai grandi attori della scena: mercanti, zingari, commercianti, artigiani, artisti, usurai, marinai, pescatori, si alternavano sullo sfondo della scena, senza apparentemente poter determinare il corso storico.
Anche se era certo che i ricchi mercanti svolgevano funzioni essenziali per i potenti, che avevano anche rapporti strumentali con tutti questi settori della società e che talvolta chiedevano aiuto agli usurai quando dovevano andare alla guerra.
Immaginiamo per un momento una storia inventata con due protagonisti di comodo.
Li chiameremo Factotum e Circolazio.
<< Factotum era un ricco commerciante di tessuti, capi di abbigliamento, cappelli, confezioni.
Quando tornava dai suoi giri d'affari, andava sempre da Circolazio e gli chiedeva di conservare i denari che aveva guadagnato. Si recava nella solida costruzione di Circolazio, che amava circondarsi di uomini armati e molto corpulenti, e gli lasciava in deposito parte dei suoi averi, in cambio di un prezzo per le garanzie che gli venivano offerte.
Da tempo però Factotum era insoddisfatto per le disavventure che gli capitavano: magari si imbarcava, girava terre lontane, commissionava maglie, abiti, copricapi e poi, quando stavano per arrivare, bastava una mareggiata per disperdere tutto il carico. Allora si aggirava tra le valli e i monti attorno alla sua città, commissionava, comprava, caricava e poi, magari, bastavano un gruppo di scalmanati banditi per rovinare tutto il suo lavoro.
Cominciò quindi a pensare di tentare una strada nuova: mise alcuni giovani ad addestrarsi con il suo miglior sarto e cominciò a far fare internamente parte del lavoro che prima doveva fare fuori.
La cosa era molto interessante: doveva solo dare da mangiare ai ragazzi che se ne stavano in luoghi sicuri a produrre beni che dopo dovevano solo essere trasportati nei mercati di destinazione.
Solo che, per fare si che tutto ciò di cui aveva bisogno venisse fatto in questo modo, doveva mettere molte più persone al lavoro e dar loro del cibo ogni giorno per molte settimane. Poi doveva attendere che i risultati delle sue vendite tornassero dai mercati in cui si recava.
In parole povere: non aveva abbastanza riserve per attendere tutti i tempi morti che si verificavano in questo modo.
Allora ecco l'idea: chi aveva abbastanza denaro da prestargli per poter sviluppare i suoi nuovi progetti?
Andò a spiegare quanto stava succedendo al suo compare Circolazio che ci pensò un poco sopra, poi disse: “certo, tu sei bravo. Fai lavorare quei disgraziati come schiavi e ottieni dei guadagni molto più sicuri. Io ti posso anche aiutare, ti posso prestare quello di cui hai bisogno: ma dato che il tuo denaro si moltiplica più velocemente e con più certezza, voglio che tu condivida con me i risultati di questa moltiplicazione. Cioè: voglio che mi dai più soldi di quanti te ne presto. Io sono disposto ad aspettare che tu me li dia indietro tra un anno, ma voglio che mi dai quello che ti presto e che mi garantisci un interesse diciamo del 30 per cento!”
Fatti i debiti conti, Factotum decise che valeva la pena, anche se riuscì a convincere Circolazio ad accontentarsi di un 20.
Nel frattempo un lavorante di Factotum, gli suggerì alcuni modi per ottenere più produttività.
Disse che aveva un amico che lavorava da un vetraio e aveva osservato che nella vetreria, il mastro vasaio faceva la lavorazione fondamentale, poi altri lavoranti mettevano degli abbellimenti.
Ora: aveva notato che alcuni dei ragazzi che lavoravano con lui, erano molto veloci a tagliare gli abiti, altri erano svelti a cucire le asole, altri ancora erano rapidissimi a fissare i bottoni. Allora: se avesse diviso il lavoro in un altro modo, facendo tagliare a chi sapeva tagliare, fare le asole a chi era più adatto ed attaccare i bottoni ai più veloci, avrebbe potuto fare molte più cose in meno tempo.
E così venne fatto.>>
In questa storiella, abbiamo visto che ad un certo punto dello sviluppo storico, si erano poste le condizioni affinché si sviluppasse una collaborazione creativa e produttiva, tra i possessori di denaro, gli imprenditori ed i tecnici.
Il denaro, circolando, produceva più denaro, l'imprenditore ricavava molto denaro e parte ne restituiva al banchiere, il tecnico proponeva soluzioni che rendevano contenti padrone e prestatore di denaro.
E' ovvio che mano a mano che il giro cresceva, il banchiere doveva trovare masse di denaro sempre più ingenti e per farlo, doveva andare da altri ricchi e convincerli che l'avarizia non rendeva: per convincerli, a parte la morale, prometteva anche a loro di dare più denaro di quanto ne ricevesse entro un anno dal momento del prestito, naturalmente dicendo che avrebbe garantito loro il 10 % della somma iniziale, cioè guadagnando anche su quel prestito.
In questa prima fase della ricostruzione, si sono volute fissare alcune delle modalità fondamentali in base alle quali si sviluppa la relazione tra finanza, produzione, sviluppo tecnologico e lavoro.
Come si può vedere, il meccanismo, nella sua astrazione, sembra perfetto: lo sviluppo della produzione fa circolare il denaro più velocemente, le idee innovative vengono prontamente applicate e le capacità produttive crescono.
Solo che ci si scontra con alcuni fenomeni che astratti non sono: se si produce sempre di più, è fondamentale trovare mercati sempre nuovi, nel mentre gli schiavi salariati si arrabbiano vedendo il proprio padrone sempre più ricco grazie al loro lavoro, nel mentre i nobili ed i re cominciano a preoccuparsi della crescita abnorme dei borghi di loro pertinenza.
I “borghesi” cominciano a diventare un problema!
Maneggiando sempre più denaro, imprenditori e banchieri cominciano a dominare sempre più persone ed attraggono forza lavoro dalle campagne, destabilizzando il potere dei nobili e dei re. Naturalmente nelle città mangiano sempre più persone e di fatto le città diventano punto di riferimento per una nuova classe emergente, che sono i lavoratori salariati.
I lavoratori salariati sono diversi dai servi della gleba: anch'essi mandano i loro figli a lavorare in fabbrica fin da piccoli, anch'essi non hanno scelta. Però sono tanti, tutti insieme e vedono una trasformazione vorticosa del mondo che li circonda, trasformazione di cui loro sono gli artefici, ma non i beneficiari.
Cominciano a farsi strada pericolose idee di uguaglianza in una società in rapida trasformazione, idee che, fino ad un certo punto, sono condivise anche dai borghesi ricchi.
Le idee di uguaglianza sono quindi strumentalizzate dai borghesi ricchi, che da ora in poi chiameremo solo “borghesi”, per abbattere il potere delle precedenti classi dominanti, cavalieri, nobili, re, ecc.: ma ben si guardano dal portarle alle conseguenze definitive.
In altri termini: lo sviluppo della ricchezza viene rivendicato tanto da loro, quanto dai lavoratori salariati, che chiameremo “operai” per brevità, ma questa uguaglianza metterebbe in pericolo il loro potere. Quindi vogliono si un cambiamento, ma solo quel cambiamento che garantisca la loro affermazione, non di più.


