Napoli, febbraio 2008 - Come da troppo tempo accade l'autodeterminazione della donna e la libertà della scelta di maternità vengono violate e messe sotto accusa da redivivi sentimenti e atteggiamenti catto-fascisti.
Se a Roma la domenica è quasi impossibile trovare la pillola del giorno dopo a causa dell'irresponsabile reticenza di medici e farmacisti che "obiettano", è di ieri la notizia che a Napoli persino le forze dell'ordine sono entrate negli ospedali con l'intenzione di controllare che le interruzioni di gravidanza siano condotte "a norma di legge": è il caso di una donna al quinto mese che, sottopostasi ad un aborto terapeutico a causa di una grave malformazione del feto (nato poi morto), all’uscita della sala operatoria è stata interrogata per ore dalla polizia. La sua cartella clinica è stata sequestrata dagli agenti che hanno dichiarato di essere intervenuti in seguito a una telefonata anonima che denunciava un infanticidio in atto all’interno dell’ospedale. Si è trattato di un vero e proprio blitz, durante il quale gli agenti hanno anche intimidito la vicina di letto della donna affinchè testimoniasse sull’accaduto.
Un'irruzione "immotivata", quella degli agenti del Commissariato Arenella, entrati ieri senza mandato al Policlinico II di Napoli dopo aver avuto notizia di un feticidio e trovatisi davanti invece un regolare aborto terapeutico, in pieno rispetto della legge 194. Ed una "grave intimidazione", denunciata in un comunicato dall'Udi, Unione delle donne in Italia, che ha stigmatizzato l'episodio che continua a far discutere.
La storia
Silvana, napoletana, vive ad Arzano (un paese alle porte di Napoli) con la mamma. Sta per essere dimessa dal reparto di Ostetricia del Nuovo Policlinico dove è ricoverata da giovedì scorso. Ed è qui che l'altro ieri è stata sottoposta a un duro interrogatorio da cui non si è ancora ripresa. "Ero appena rientrata dalla sala operatoria", sibila con un filo di voce.
Dall'intervista alla donna di Repubblica:
"Mi hanno trattata in un modo assurdo. Interrogata come se avessi fatto chissà che. E invece io soffrivo, quel figlio lo volevo a tutti i costi. Mai avrei abortito se non avessi avuto quel terribile verdetto".
"Ho 39 anni e mi era sembrato indispensabile sottopormi all'amniocentesi. L'ho fatto allasedicesima settimana nell'ospedale di Frattamaggiore, non lontano da dove abito. Era il 18 gennaio e il referto con la diagnosi me l'hanno consegnato il 31. Sul foglio c'era scritto "Sindrome di Klinefelter". Poi mi hanno tradotto il significato, una cosa terribile".
"Non c'era altra scelta. Appena mi hanno comunicato che mio figlio sarebbe stato un malato per tutta la sua vita, non ho avuto dubbi. Ho deciso al momento, d'istinto: abortisco. Anche se sapevo che per me rappresentava una scelta particolarmente dolorosa. Mai avrei messo al mondo, da sola visto che non sono sposata, un bimbo in condizioni così gravi per il resto dei suoi giorni. E per favore che nessuno si permetta di parlarmi di egoismo, la mia è stata una scelta che va nella direzione opposta".
Le istituzioni processano le donne A questo punto ci si domanda fino a dove si spingerà il tentativo di privare le donne di quelli che dovrebbero essere i più banali diritti, conquistati con anni di lotte. E' sempre più diffuso anche all'interno delle strutture ospedaliere pubbliche l'atteggiamento proprio di una vasta categoria politica succube delle direttive del Vaticano: sorge spontaneo infatti chiedersi anche da dove provenisse la famosa "soffiata"... E’ ben risaputo che proprio negli ospedali vengono concessi spazi al “Movimento per la vita”, che mette in atto una disgustosa campagna anti-abortista in nome della tutela della cosiddetta famiglia. Da sempre le donne si oppongono a quest'infausta presenza, ma il fatto che siano le stesse istituzioni a sottoporre a processo le donne che affrontano una scelta di per sè già non facile, lascia attonite e aumenta la rabbia accresciutasi in questi mesi nei confronti di uno Stato che smantella le conquiste sociali e si rivela sempre più soggetto al potere della chiesa e delle sue istituzioni.
Stanche di vederci scavalcate nelle scelte e di non poter gestire liberamente la nostra vita, rimandiamo all'appuntamento fissato dalle donne napoletane, in cui ancora una volta ancora saranno le donne a farsi sentire:
>> COMUNICATI E INIZIATIVE DI SOLIDARIETA'
A Napoli e compagne saranno in piazza giovedì 14/02/2008 alle 17.00 in presidio in Piazza Vanvitelli. Le donne in tutta la nazione stanno organizzando presidi in concomitanza con quello napoletano.
A Bologna l'appuntamento è alle 17.00 sotto l'Ospedale Sant'Orsola (Via Massarenti 9), cioè alle porte del reparto di ginecologia con il più alto numero di obiettori di coscienza, ove, insomma, il servizio pubblico non garantisce l'applicazione della Legge 194.
A Milano l'appuntamento è davanti alla Clinica Mangiagalli alle ore 18.
A Roma ore 17 sitin davanti al Ministero della Salute Lungotevere Ripa, 1.
A Torino sit in davanti alla Prefettura dalle h 18.
A Venezia alle 15.30 PRESIDIO davanti all’ex ospedale G. B. Giustinian, Dorsoduro 1454 (Fondamenta Ognissanti) sede attuale del consultorio.
A Bari alle 19 davanti alla libreria Laterza in via Sparano 136 a Bari, presidio con volantinaggio, in cui verrà diffuso sia il comunicato sull'irraccontabile fatto di Napoli che il nostro Appello alle donne pugliesi. Sabato mattina, ore 11, appuntamento davanti all'ospedale Di Venere di Carbonara per un presidio di denuncia dell'abiezione di coscienza e di sensibilizzazione delle donne !
A Padova presidio alle ore 18.00 davanti alla Prefettura.
> Una denuncia da roma sull'aborto terapeutico (video intervista dal sito di
Repubblica)
>>> COMUNICATO STAMPA dell'’Associazione Nazionale Giuristi Democratici