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| METROPOLI | La lotta dei profughi a Torino  19 novembre 2007 -Fino a ieri non contavano niente! Erano invisibili. Seppelliti a vivere tra gli interstizi della Torino post-moderna dei grandi eventi, in capannoni abbandonati della periferia. Da ieri hanno tradotto la loro siuazione-limite in una possibilità nuova, quella della lotta e della ri-appropriazione.
Occupando la palazzina di via Bologna, hanno compiuto il gesto politico di rendersi visibili, di diventare "cosa pubblica", sfuggendo alle logiche escludenti di una legislazione che i vuole sempre in sovrannumero. Ieri hanno occupato una palazzina. da oggi provono a trasformare quest'azione in pressione politica.
Scappando da situazioni estreme, da terre e nazioni che li opprimono e spesso li costringono a guerre fratricide, hanno scelto la strada della lotta collettiva. Un percorso difficile ma l'unico possibile per tradurre una condizione di miseria ed esclusione in possibilità di qualcosa... ancora da definire. Le loro storie sono quelle dei migliaia (o milioni) di senza volto che ogni anno tentano la carta del rischio e della speranza su un barcone o nel fondo di un camion merci.
>>> Ascolta la storia di uno di loro, profugo dal 1991
Il Comitato di Solidarietà con Profughi e Migranti, messo in piedi dai centri sociali Askatasuna e Gabrio, dal Gruppo Migranti e da altre soggettività, ha tenuto nel pomeriggio una conferenza stampa dove venivano tradotte le richieste dei profughi e ribadito la volontà di sostenere questa lotta, rifiutandone la gestione "emergenziale" con cui l'amministrazione comunale è solita trattare la questione rifuguati (e quella migrante) nel nostro paese.
II° giorno di occupazione alla palazzina di via Bologna. I profughi si sono sistemati e hanno portato avanti i lavor per rendere minimamente vivibile uno stabile comunale lasciato all'abbandono e all'incuria dall'amministrazione comunale, murato per impedire che occupazioni diano vita a progetti di vita sganciati dalla valorizzazione capitalistica dell'immobiliare, settore "di traino" dell'economia sabauda.
Andrea (centro sociale Askatasuna) racconta l'occupazione di ieri, facendo il punto sulle richieste dei profughi e le mosse costruite a partire da oggi, ribadendo il carattere "strumentale" (strumento cioè dei bisogni dei profughi occupanti) del comitato di solidarietà. >>> Ascolta l'intervista
Claudio (centro sociale Gabrio) fa il punto della situazione sul dopo-conferenza stampa, sottolineando la volontà comune, di profughi e comitato di solidarietà, di affrontare la questione non in termini puramente "emergenziali". >>> Ascolta l'intervista
Domenico (Gruppo Migranti Torino) sottoline l'importanza della "battaglia per la visibilità" condotta dai profughi e il carattere politico di una lotta che accomuna nel concreto i bisogni di persone provenienti da territori e appartenenze reciprocamente ostili. >>> Ascolta l'intervista ________________________________________________________________________________
 Vedi anche la feature sulla giornta di ieri:
>>> TORINO: OCCUPATA UNA PALAZZINA DA 80 PROFUGHI DI DARFUR, ERITREA, ETIOPIA E SOMALIA
La rasseegna stampa di oggi, lunedì 19 novembre:
La Stampa - La Repubblica
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La lotta è appena iniziata e potrebbe durare a lungo. Il comitato di solidarietà invita la cittadinanza a supportare e condividere questa battaglia, portando solidarietà e beni di prima necesssità, vestiti, coperte, cibo, thè e caffe presso la nuova "casa dei profughi" di via Bologna/via Paganini. _____________________________________________________________________
Torino, 19 novembre 2007 Dall'ex caserma di via Bologna, ora "Casa dei Profughi":
"See the nation through the people's eyes, see tears that flows like rivers from the skies. Where it seems there are only borderlines Where others turn and sigh, you shall rise!"
(Guarda il paese attraverso gli occhi della gente, guarda le lacrime che scorrono come fiumi dal cielo. Dove sembra che ci siano solo confini dove gli altri si girano dall'altra parte e sospirano, tu devi rinascere!)
Mattafix, Living Darfur
Nonostante la canzone dei Mattafix sia al vertice delle classifiche, le sue parole restano sospese e il Darfur sembra così lontano, nulla che ci riguardi. Invece no. Il Darfur è qui a Torino. Come già l'anno scorso, quando 50 profughi sudanesi avevano piantato le tende sotto il comune rendendo visibile a tutti, istituzioni e cittadini, la propria capacità di lotta e il proprio protagonismo, di nuovo oggi un gruppo di ragazzi, che fino a ieri viveva in una fabbrica abbandonata alla periferia di Torino, ha deciso di uscire dall'invisibilità.
Ragazzi cresciuti in Sudan e in Eritrea, dove hanno studiato e lavorato, costretti ad andarsene dalla loro terra lasciando tutto, hanno attraversato il deserto e il mare per costruirsi una possibilità di futuro. Una volta sbarcati in Italia hanno ottenuto lo statuto di profughi (alcuni già riconosciuti come rifugiatipolitici, altri come soggiorno umanitario) che significa il "permesso" di poter restare. Ma questo "diritto di carta" non si è tradotto in un diritto di fatto: nessun percorso di cittadinanza, nessun accompagnamento, nessuna assistenza economica.
L'accoglienza per i rifugiati prevista dalla Convenzione di Ginevra si è risolta nel chiudere un occhio (magari "girandosi dall'altra parte e sospirando") di fronte all'occupazione di una fabbrica da demolire, senza servizi, senza luce, né acqua, né riscaldamento. Ieri questi ragazzi hanno superato solo con la loro determinazione l'ennesimo confine interno alla Fortezza Europa: occupando una ex caserma affermano il diritto imprescindibile ad una casa. Non si possono accontentare della carità spicciola o delle "nostre lacrime": se sono venuti qui è per rinascere, per costruire da sé il proprio futuro.
Come Comitato di solidarietà con i profughi e i migranti appoggiamo la loro lotta e chiediamo alle istituzioni di non continuare a far finta di non vedere: se ogni anno si ripresenta la necessità di accogliere profughi e migranti, la risposta non può essere emergenziale. Sono i profughi stessi, capaci comunque di prendersi quello che non gli è stato concesso, a chiedere un confronto utile a superare i "confini interni" e a costruire un percorso strutturato per chi verrà domani.
COMITATO DI SOLIDARIETA’ CON PROFUGHI E MIGRANTI - (TORINO) |
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